martedì 2 dicembre 2008

"Il Papa contrario alla depenalizzazione dell'omosessualità"


Ancor prima di discutere di quanto grave sia questa presa di posizione, mi premerebbe sottolineare che - trattandosi di depenalizzazione secolare e non spirituale ed essendo l'epoca di Bonifacio VIII ormai passata da quel dì - semplicemente, l'omino vestito di bianco non ha alcun diritto di intervenire in merito alle decisioni di liberi Stati.

Con alcun giudizio di alcuna entità.

venerdì 14 novembre 2008

vergogna

Proprio io oggi ho vergogna di essere italiana.
Proprio io che mi sento così italiana da sentirmi, oggi, maltrattata prima come italiana che come essere umano.
E pensare che questa sentenza maltratta in primis l'essere umano.
Oggi mi sento derubata dei principi belli della nostra costituzione, delle storie di resistenza e di coraggio, di tutti i nostri piccoli eroi italiani.
Oggi mi sento ridicolizzata e sbeffeggiata da un Paese che impegna forze e soldi per le "missioni di pace" e che poi massacra i suoi figli in un delirio di violenza, di abuso, di non legalità, di arbitrarietà; in una sete di sangue e potere gemella di quella che ardeva le gole delle squadracce.
Oggi, semplicemente e con tutta la terribile pesantezza della semplicità, io so che nel mio Paese non c'è alcuna speranza di giustizia, di legalità, di sicurezza, di garanzia.
E so, per una volta di più, che nel mio Paese la Democrazia è un'impalcatura dipinta a nascondere la verità.

lunedì 28 luglio 2008

controcorrente

in controtendenza a tutti i miei amici che emigrano in posti freddi come l'Inghilterra, l'Olanda e la Germania, la Natura, saggiamente, si presenta:

Pinguini sulla costa soteropolitana...

Coelho...arrosto con le olive

è il terzo (quasi quarto) che leggo di lui. "Undici minuti".
Preceduto da: "Veronika decide di morire", "l'Alchimista" e il "Manuale dei guerrieri della Luce" (che ho letto a spizzichi e bocconi perchè già non sopporto aforismi e massime, in versione così messianica poi, proprio non ce la fo).
Non so perchè ne ho letti quattro. Solitamente mi accade che, se un libro mi piace, leggo tutto il possibile della bibliografia dell'autore. Se un libro non mi piace, invece, non ho vergogna a chiuderlo a metà e cancellare il nome dell'autore dalla lista delle possibili letture (dalla memoria no, il concetto è lo stesso del cellulare: dei peggiori contatti non cancelli il numero per poter non rispondere, all'occorrenza).
Di Paulo Coelho, osannato scrittore brasiliano, non c'è stato neanche un testo che mi sia piaciuto.
Non mi spiego perchè abbia tanti riconoscimenti, ma sospendo il giudizio dovuto al fatto che l'ho sempre letto in traduzione (cosa che può nuocere estremamente, se malefatta).
Dalle traduzioni traspare un approccio superficialmente intellettualistico alla realtà, che si concretizza in una serie infinita di luoghi comuni e frasi asettiche, assolutamente non connesse al clima/ambiente del racconto.
Sono libri normalmente buonisti, smelensi più di dieci miei post messi insieme ed estremamente "costruiti".
Non ci sono odori, i colori sono senza sfumature, sono tutte strade ben pavimentate.
E c'è quel senso di superiorità, di atmosfera da poeta-vate, di saggezza concessa che è estremamente fastidioso.
Il primo lo lessi perchè la protagonista aveva il mio stesso nome e quindi il libro mi venne regalato. Una storia che sembrava interessante, distrutta nel suo cammino dal ridondare del linguaggio e della comunicazione del pensiero; e finita senza pietà da un finale banale, scontato e diabetico.
Il secondo - "L'alchimista" - lo lessi perchè mio marito mi chiese di leggerlo. Per lui era un testo molto importante e me lo aveva regalato. Spero che in portoghese sia più curato perchè nella traduzione italiana ho trovato addirittura alcuni errori di sintassi davvero fastidiosi.
Il "Manuale" me lo regalò un amico che si sentiva molto guerriero della luce. Ha una bella edizione, tutto blu e piccolino. Peccato sia il Regno del Luogo Comune e della Sapienza da due soldi.
Di "Undici minuti" (regalo di mio fratello che non ha idea di cosa siano la buona e la cattiva letteratura ma mi ha voluto fare cosa gradita: "a mia sorella piace leggere+a mia sorella piace il Brasile+se chiedo di un libro di un autore brasiliano chiunque mi indica Coelho=sarà il regalo perfetto!") mi avevano detto che fosse diverso dagli altri. Anche l'autore stesso lo crede diverso, nella prefazione al libro.
Ora: potrei fare un inciso in cui deplorare l'autoreferenzialismo e la vanagloria di uno scrittore che introduce uno dei suoi libri attraverso la narrazione di un incontro con uno dei suoi "fans", ma forse divagherei. E comunque l'ho già fatto. E visto che l'ho già fatto aggiungo che, nel libro, Coelho fa dire alla protagonista che uno dei suoi libri fondamentali era "l'Alchimista"! Non esplicitamente, chiaro, ma chi ha letto il libro lo riconosce. Ebbene: trattandosi di storia vera, può pure essere che "l'Alchimista" sia stato realmente un testo fondamentale per una brasiliana con studi appena superiori proveniente dall'interno. Ma il buon gusto ha comunque regole tacite piuttosto chiare, in merito.
La copertina mi aveva messo in allarme (i bompiani in A5 con copertina rigida sotto e asportabile lucida sopra: l'inferno dell'estetica editoriale) ma i numerosi input di "rivoluzione Coelhana" mi hanno spinto ad avventurarmici.
E mi son chiesta cosa diamine ci hanno trovato di diverso.
La narrazione è sempre lì: asettica, senza picchi e senza sbalzi; il registro linguistico costante e immutabile: lontanissimo dalla strada, dal locale, dal Paese. La sofferenza e la gioia solo descritte come in un fotoromanzo senza foto. Le perle di saggezza abbondantemente sparse come sgranate benevolmente da un filo di bigiotteria improvvisamente rotto.
Lo hanno definito un romanzo crudo perchè parla di prostituzione e sadomasochismo. O forse perchè parla di rapporti umani malati e difficili, crudi e secchi come esistono nel mondo reale. Ma non è affatto crudo perchè ne parla in modo lontano, senza emozione, senza batticuore, senza nemmeno il contrario, senza la freddezza di chi diviene freddo e asociale per l'esperienza amara, senza il cinismo della sopravvivenza.
è un modo di scrivere patinato in cui il crudo si affida all'oggetto e non ai suoi colori, ai suoi suoni.
Consapevole di quanto questo mio giudizio sia poco soddisfacente, molto sommario e assolutamente squilibrato direi che per me "Unici minuti" è un libro brutto. L'ennesimo libro brutto.
Forse un giorno leggerò qualcosa in portoghese per assicurarmi che non sia una particolare sfortuna di Coelho nella scelta dei traduttori.
In buona sostanza mi piace Coelho*, lo adoro: al forno, con le olive.





* Coelho in portoghese significa Coniglio

domenica 27 luglio 2008

Viaggi e Ritorni

è un certo brivido che mi pervade al pensiero.
o a vederla ritratta nelle foto e nei video.
Salvador Regina, il gesto regale e magnanimo di darti il benvenuto all'aeroporto con la sua veste preziosa e antica di fronde di bambù.
Salvador... che decide lei, se farsi conoscere o no. Di personalità e stomaco forte non ammette intrusi. Se ti si concede è la droga dello spirito, nella sua magia intensa, nel suo cuore di tamburi, nelle sue divinità capricciose e potenti, nella sua bellezza di camaleonte che ne fa Signora e Schiava, altezzosa e cordiale, sorridente e vendicativa.
Ancora una volta esploro il mio spirito sistemando lo zaino in attesa della partenza.
Oh Salvador, tre anni fa non avevo fretta alcuna di partire...abbandonata tra le lenzuola d'amore e sudore, di lacrime e paura e gioia infinita.
Oggi conto i minuti per sdraiarmi sulla tua terra viva, per respirare il bambù all'alba e abbandonare la tensione alle tue bianche sabbie.
Tensione di tre anni lontana, di tre anni di mutamenti e battaglie, di tre anni di un amore grande che, adesso, mi aspetta insieme a te.
Sono le strade del destino, i legami grandi e potenti che ho trovato frungandomi nelle scarpe e nel cuore.
Salvador della mia anima, Salvador delle mie dita, dei miei occhi, del mio sorriso. Salvador dei miei anni passati lenti, dei miei anni pieni di lezioni, dei miei progetti, del mio passato. Salvador di saudade e emozione, Salvador di musica e odori già conosciuti prima di sentirli.
Salvador di parole cantate e suono dolce della lingua, Salvador di pessima musica e di musica meravigliosa, Salvador di rispetto, di intesa profonda.
Salvador di foresta e d'Africa, di bianco vestita e di stoffe lavorate e di perline di vetro e terracotta.
Salvador del mio cuore.




Seus pés irão tocar
E vai molhar seus cabelos
A água azul do mar
un giorno i tuoi piedi
toccheranno la sabbia bianca
e l'acqua azzurra del mare
bagnerà i tuoi capelli

Janelas e portas vão se abrir
Pra ver você chegar
E ao se sentir em
casa sorrindo vai chorar
Finestre e porte si apriranno
per vederti arrivare
e nel sentirti a casa
sorridendo piangerai

Debaixo dos caracóis dos seus cabelos
Uma história pra contar
De um mundo tão distante
Debaixo dos caracóis dos seus cabelos
Um soluço e a vontade
De ficar mais um instante
Sotto ai tuoi riccioli
una storia da raccontare
di un mondo davvero distante
Sotto ai tuoi riccioli
un singhiozzo e la voglia
di starsene ancora un
p
o'
As luzes e o colorido
Que você vê agora
Nas ruas por onde anda
Na casa onde mora
Le luci e i colori
che vedi adesso
nelle strade dove cammini
nella casa dove vivi

Você olha tudo e nada
Lhe faz ficar contente
Você só deseja agora
Voltar pra sua gente
Tu guardi tutto e niente
ti fa felice
tu desideri soltanto
tornare tra la tua gente
Você anda pela tarde
E o seu olhar tristonho
Deixa sangrar no peito
Uma saudade, um sonho
Tu attraversi il pomeriggio
e il tuo sguardo triste
lascia sanguinare nel cuore
una nostalgia, un sogno

Um dia vou ver você
Chegando num sorriso
Pisando a areia branca
Que é seu paraíso
Un giorno ti vedrò
arrivando in un sorriso
calpestando la sabbia bianca
che è il tuo Paradiso


venerdì 25 luglio 2008

casa

il fatto che non mi vada di tornare per il semplice fatto che tu non ci sei, dimostra inequivocabilmente che
casa, per me, sei tu.

E canticchio una vecchia canzone
che mi ricorda che una stanza,
quando è vuota e tranquilla,
è soltanto una stanza vuota e tranquilla.

giovedì 17 luglio 2008

La Cattedrale

Il marmo bianco irradia luce sovrastando i turisti abbacinati.
è come un unico splendore che incanta e conduce a Dio con violenza. Si sposa ai flash dei turisti, a contrastarne il riflesso.
La calura estiva sbatte sull'asfalto e intorpidisce di foschia i vicoli d'intorno e le strade.
La piazza sembra un tutt'uno, la città ingoiata dal candore.
Il tempio del clamore della Chiesa nella sua preziosità, nella sua alterigia, nella sua vanità di splendore terreno.
La gente l'affolla di esclamazioni, di pose rigide davanti agli obiettivi, di bicchieri tintinnanti di monete in mani sudate.
Ma io che son nata qui, la amo all'imbrunire. Quando la piazza prende fiato con il fresco tenue della sera che arriva. Quando i turisti affrettano il passo, attesi dall'abito della sera e i mendicanti si riposano nel vino.
A quest'ora la Cattedrale sgonfia il petto e respira.
Il bianco si dirada, come se la spogliasse, e ne mostra i particolari: i colori e le sfumature dei marmi, le espressioni di santi e profeti, il luccichio vezzoso dei particolari d'oro, l'ammiccare delle vetrate.
Il bianco si dirada e fa spazio alle ombre dei vicoli e della pietra scalfita, alla stanchezza fiera dei palazzi, allo sgattaiolare delle viuzze verso il Palazzo della Signoria.
E si percepisce un Dio dolce, che penetra tutte le cose. Anche il cuore, con naturalezza.
Il tempio del popolo, quasi pagano in tutta questa sua fragile umanità.
Così è la mia cattedrale: nuda, soave e bella.
Quasi trasparente nel candore delicato, la piazza quasi vuota, la sera quasi notte.