mercoledì 22 agosto 2007

vischio e vischiosità

vischio trasluce nelle sue bacche opalescenti, riflette il brillio intermittente delle strade vanitose nel loro sfarzo natalizio. vischio ai portoni interni delle case, vezzeggiato da grandi fiocchi rosso acceso, caldo e morbido. vischio che porti amore che protegga gli amanti nell'albeggiare del loro gioco di tenerezze. vischio nell'aria è il sussurro che un uomo si lascia sfuggire, nel pomeriggio terso e freddo di una piazza antica, un nome di donna: dolce e forte risuona e subito è rapito dal vento del nord che ne fa trionfo e gioia echeggiante. ma vischio mi inonda invadente, con la sua consistenza appiccicosa, e impietoso, scivola dentro di me avvolgendo,soffocando ogni sussulto dell'animo. affatica, rallenta e l'emozione e il pensiero arrancano per non lasciare il moto naturale a cui son votati. si chiama Tristezza, vischiosa tristezza, altrettanto opalescente quasi inafferrabile ancorchè inesorabile e densa. si lascia fluire e attutisce, imprigiona profumi, ingloba sapori, uniforma i colori. traspare dagli occhi un po' più spenti, di quel suo stesso colore d'inganno perlaceo. tutto è travolto, ovattato, invischiato. aspetterò le bacche cadere, il fiorire delle primule gialle.

martedì 21 agosto 2007

immancabile post sul Natale


BimbaNina quest’anno non vuol svegliarsi. Neppure le luci che intrecciano vezzosi ricami nel buio precoce dell’inverno son servite, quest’anno, a farle prendere il comando fiero e giocoso della NaveNina. Il cielo si barcamena tra l’azzurro intenso di un’illusoria primavera e il grigio umido di un interminabile autunno. Mai è bianco carico di promesse di neve, quel cielo da guardarsi la domenica col naso schiacciato sul vetro appannato. Lassù, silente, la sbeffeggia immutabile di stagione in stagione, il miglior segno che il Tempo non è dalla sua parte, che non vuol scorrere rapido. Nessuna voglia di cioccolato caldo e neppure gote e dita arrossate dal freddo. La Natura le da’ ragione: che Natale è mai questo senza un gatto in poltrona, un albero da decorare, biscotti da infornare per lasciarsi avvolgere dal profumo morbido e denso, dolce e goloso? Si sente straniera, BimbaNina, e non vuol uscire dal piumone, coltre lieve, rifugio e consolazione. Acquattata, raggomitolata come un ritroso cucciolo ancora non adattato al nuovo ambiente, valuta come il primo pensiero la mattina appena sveglia e l’ultimo prima di addormentarsi, alla sera, si somiglino pericolosamente. Non sarà il raso lucente, né la grezza rafia a stuzzicarne l’inventiva trasformandosi in sfacciati fiocchi decorati con fiori di seta e frutta secca, né le carte colorate a disegni d’oro e d’argento, leggere e malleabili per incartare, confezionare, avvolgere stravaganti regali da consegnare in mani sorprese un po’ imbarazzate. BimbaNina l’imprevedibile. Le è sempre piaciuto far regali inattesi, le persone rimanevano sconcertate e lei ne rideva soddisfatta. Lasciare un segno ad ogni costo, BimbaNina, e poi scomparire irriverente, fantasticando sui pensieri altrui. Quest’anno non farà regali così. Perché solo chi le è vicino, vicino riuscirebbe a non mettere in pericolo i pensieri fragili, le emozioni vibranti che l’attraversano. Il mondo che ogni Natale BimbaNina creava e costruiva con pazienza e abbondanza di dettagli, era il suo mondo inventato di favole e fate e magie e brillanti, preziosissimi oggetti rilucenti e dolci dal sapore antico passato di nostalgia e rifugio nascondiglio. Per coprire il brutto ed il dolore, almeno un giorno, per collezionare sorrisi e abbracci e balocchi emotivi. Ma il dolore, il brutto, NaveNina li ha navigati, conosciuti, esorcizzati. E può affrontare l’oceano delle festività, quest’anno, senza il suo comandante. Per un Natale così: pragmatico, essenziale, indaffarato e frenetico. Piacevole poinfine. L’unica cosa immutata: la nostalgia. Una nostalgia struggente, dolcissima. Nostalgia di qualcosa che si intuisce, che proviene forse da ricordi ancestrali, forse da invenzioni indefinite. Nostalgia di un’idea, di una splendida utopia realizzata, vista sopravvivere, arrancare ma riuscire. Nostalgia di profumi che i mandarini ornati di chiodi di garofano con il loro aroma intenso, dolciastro ed invitante non potranno sostituire, nè coprire, nè sottomettere. Nostalgia di sapori che nessun biscotto caldo, nessun dolce tradizionale potrà cancellare dalle sue labbra. Del suo primo Natale da viandante, da zingara, BimbaNina ha un po’ paura e resta dietro le gonne di NinaDonna. Lei, NinaDonna, scambiando le stelle comete di argentei brillantini con il firmamento e l’universo intero, con la testa alta e il passo deciso, attraversa inossidabile l’inverno. 14/12/04

avevamo 16 anni...

ho 27 anni e dopo tre anni e rotti ho dovuto riadattarmi a vivere in casa dei miei. per vari motivi. pensavamo sarebbe stato solo un breve momento invece si prolunga. Non mi dispiace come pensavo, a parte inconvenienti di natura "ospitale" è molto meglio del previsto. perchè son cresciuta io e son cambiati loro, specie mia mamma. in meglio, ovviamente. comunque sia, in questo passato w-e ho riadattato la mia "cuccia" a come sono ora, apprestandomi a passarci ancora del tempo. e fruga, fruga son saltati fuori un sacco di ricordi, un sacco di fogli, foglietti, lettere, quaderni, diari, fotografie. Tra questi uno in particolare mi ha colpito. perchè mi ricordo esattamente quando l'ho scritto e mi ricordo lo stato d'animo di quel giorno. sfavillante. Come si conviene a due ragazzette di 16 e 17 anni che non hanno dubbi sul loro roseo futuro, sulla loro capacità rivoluzionaria, sul potere dell'immaginazione e dell'invenzione. Lo trascrivo con affetto, in questo giorno che il futuro prossimo del mondo ha subito un'ulteriore condanna, come beneaugurio.

"il pomeriggio degli unicorni" CORO: Armoniose menadi, invincibili Amazzoni, dolcissime ninfee! date inizio alle danze poichè il cielo sta cambiando colore! in nome del Cielo, del Verde, degli Unicorni, del Vino, del Sesso e dell'Amore NOI: Il Dio è giunto, Fratelli, e la sua chitarra ci ha rapite! sentiamo odori d'infanzia e di libertà. Spicca il volo dalla strada, non c'è paura del vuoto. Il nostro calore può placare ogni desiderio innato di fuga perchè avremo il coraggio di sconfiggere la Noia. I vestiti sono catene, musica amore sogni basteranno a scaldarci tutti quanti, gioite perchè noi sappiamo! CORO: Innalzate canti di lode verso il Tramonto infuocato e guidateci oltre il Cielo, fino alla Coscienza umana, fino all'Amore, fino agli odori più preziosi NOI: mettiti in marcia, popolo che sai ancora amare: le nostre mani ti sorreggeranno, le nostre braccia ti accoglieranno e non avrai sete nè fame, caldo nè freddo, noia nè solitudine percgè il Giuramento e la Sacra Danza porranno fine alle sofferenze del Mondo. Io (per te): la luce avvolge la mia pelle e l'amore torna a sorridermi, i tuoi sogni sono i miei sogni e soltanto noi sappiamo cosa vuol dire allegria. Gli Unicorni ripopoleranno la terra nutrendosi di fantasie sconosciute e nuove creature vivranno grazie soltanto alla nostra Immaginazione. La felicità è fuggita dalle favole per venire a prenderci e adesso forse moriremo nel blu del cielo benevolo ma il ricordo dei nostri muscoli impazziti salverà la Terra. I miei capelli sono voti al vento e nessun brivido oserà scuotere l'equilibrio tra noi. Ridiamo! poichè il Bene sempre vincerà sul Male. Amore rifulge nei miei denti, nei miei occhi e nelle mie mani che implorano Libertà. un uomo mai divenuto uomo ha lasciato una scia di profumi nel tuo respiro e la speranza non si cela dietro odii passeggeri. Siamo qui per questo, canta a squarciagola e le nostre voci si leveranno fino al Dio, chiunque sia e se mai esiste, e scalzeranno la malvagità dal Grande Trono. Corri contro il sole ma fai presto chè sta tramontando. Il nostro fuoco ha incendiato la noia. Vivi. "perchè a vent'anni è tutto ancora intero, perchè a vent'anni è tutto si vedrà, a vent'anni s'è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età!" non chiedetemi perchè proprio gli unicorni, questo non lo ricordo. guardo con inevitabile tenerezza e un po' di commiserazione a quelle due amiche e scopro oggi in me ancora speranza, ancora utopia ma assai più concreta. tiriamoci su le maniche: il mondo ancora non è spacciato. 03/11/04

ma uno, dico io, ma cosa deve fare?


ma cosa deve fare un "poveretto" per far capire al suo Paese che non è affatto in grado di governarlo? Voglio dire, mi pare che Bush c'abbia provato in tutti i modi possibili... eppure è ancora là. rieletto e più legittimamente dell'altra volta. cioè: gli americani son andati consapevolmente a votare e hanno votato contenti dell'operato di Bush. i giovani, le minoranze...hanno VOTATO Bush! ora, visto che EVIDENTEMENTE gli americani non sono in grado di gestirsi l'azione elettorale e visto che il governo degli US si riflette automaticamente su qualsiasi paese esistente dotato di sistema economico monetario (si escludono FORSE i piccoli nuclei abitati dove ancora vige il baratto), potremmo proporre e anzichenò esigere che il voto per chi va alla casa bianca sia esteso a tutti i cittadini del mondo? eh? di riso amaro. Forse non sarebbe cambiato niente ma così ci siamo giocati anche il forse. e speriamo che non accada lo stesso dalle nostre parti. 03/11/04

Frank la talpa e il ladro di tesori 20/10/04

(dedicato ai miei amici di capoeira fiorentini)

Frank era una talpa giovane e tendenzialmente esuberante, per quanto una talpa può essere esuberante. Chi glielo avesse dato quel nome del cavolo non ve lo so proprio dire. In ogni caso si chiamava Frank. Frank la talpa non ci vedeva una cippa. Per forza, direte, era una talpa! Infatti. Esattamente per questo non ci vedeva una cippa. Ma sapeva andare al buio, conosceva i suoi luoghi ed era curioso di scoprine sempre di nuovi. Un giorno Frank la talpa si affacciò all’orlo di uno dei suoi tunnel. E senza la terra che lo circondava e lo avvolgeva allora sì che era disperso! Quel territorio alla luce (“luce? Che luce?” Lascia stare Frank…) proprio gli era ignoto ma in effetti di cosa dovremmo essere curiosi se non di ciò che è ignoto? Così Frank, ogni giorno metteva fuori le zampine per guardarsi intorno. Si vabbè, guardarsi…insomma ci siam capiti! Annusava l’aria e cercava di percepire cosa di tanto esaltante ci fosse là fuori da convincere molti più animali rispetto a quanti erano sottoterra, a viverci. C’è da dire che i primi giorni proprio non capiva: insomma, metteva la testa fuori e rischiava di essere colpito in testa da pesanti oggetti che là chiamavano “pale” o “vanghe” (e quelle bestiole malvage lo urlavano senza pudore “aaaaaantoooonioooooooooooo una taaaaaalpaaaaaaaa prendi la vangaaaaaaaaa” “no calma, signora, io mi chiamo Frank” niente! o scappava o le prendeva), se gli andava bene riusciva a passare illeso dalla scoperta di nuovi oggetti ("automobile", "pneumatico", quando era peggio "trattore"), e alcuni degli animali specie i cani non erano affatto ospitali. E neppure beneducati a pensarci bene. Urlavano urlavano, mica sapevano conversare civilmente! Nemmeno si presentavano! Ma più cose Frank scopriva più la sua curiosità cresceva. Sostanzialmente Frank era uno degli ultimi esemplari di intellettuale vero di cui si abbia testimonianza. Un giorno pensò: “che diamine, devo trovarmi una guida in questo mondo sennò non ne esco vivo. In cambio potrò portare su dalle viscere della terra un po’ di quella ferraglia che da queste parti di superficie sembrano apprezzare tanto”. E così, contento della sua idea si mise in cerca di una guida. Tunnel dopo tunnel un giorno sentì una voce forte e chiara sulla sua testa e si fermò ad ascoltare (e poi si lamentano che si dica “talpa” per dire “spia”! Tsze!). “ah! Quanto mi piacerebbe guidarti! Sicuramente ti guiderà chi non ti merita, invece io che son qua con questo mio desiderio così grande non posso!” Frank la talpa pensò di aver trovato l’uomo che faceva al caso suo. Così corse attraverso la sua rete di tunnel finchè non trovò il suo segretissimo tesoro: era una scatola grande più o meno come due scatole da scarpe delle scarpe di un papà (perché vi rendiate conto voi lettori, l’unità di misura di Frank era “come una galleria maggiore”) piena piena di grosse monete di un materiale che Frank aveva imparato a chiamare oro e che pareva allettare molto il popolo della superficie. Prese tra i denti una di quelle grosse monete, tornò al punto dove aveva sentito la sua Guida e emerse. Ora, siccome era cieco come…come una talpa, non si accorse della sorgente del suo grande, grandissimo equivoco: una chevrolet decappottabile azzurra del ’75 con rifiniture cromate. Ed era lei che voleva guidare quel tal poco di buono che oziava all’ombra di un albero. “ehi! Ehi tu! ok, dai, sarai tu a guidarmi per la superficie, va bene se in cambio ti pago con questo?” il poco di buono vide la moneta d’oro, pensò di star sognando e subito riprendendosi abbracciò Frank “ma certamente signora talpa…” “Signore, prego, ma chiamami Frank” “…ehm… ma certamente Frank, non avresti potuto trovar miglior guida! Io so tutto della superficie, conosco ogni singolo angolino e ogni singolo segreto di questo fantastico mondo che adorerai e conoscerai grazie a me. Ora, quella moneta non vale poi tanto, ma poiché mi sei simpatico accetterò il magro compenso” Frank fu molto felice di aver trovato una persona così carina e si preparò alla scoperta del mondo di superficie. In verità la sua guida ogni giorno parlava molto e lo portava in posti che a rank parevano, dagli odori e dalla consistenza, sempre uguali. Ma Frank non conosceva il mondo di superficie e quindi continuava a pensare di essere un ottimo esploratore con la sua guida esperta. E ogni giorno Frank portava al poco di buono una delle sue preziose monete. Quello che era veramente strano è che la sua guida non gli permettesse di parlare con nessuno. Sosteneva che la maggior parte fossero persone cattive e malintenzionate e che fosse assai pericoloso. Frank cominciò a pensare che la superficie fosse davvero un brutto posto e che era stato davvero fortunato a trovare uno dei pochi onesti! Fino a che, un bel giorno, all’appuntamento il poco di buono arrivò più tardi. Frank lo aspettava fuori dalla galleria e ad un certo punto udì una voce diversa “ehi tu! Ciao, come ti chiami?” “Frank! Mi chiamo Frank! Tu chi sei?” “un bambino, mi chiamo Chicco, sei una talpa? Perché stai fuori?” “mmmhh non so se dovrei dirtelo perché magari sei uno dei cattivi, ma sì sono una talpa e sto aspettando la mia guida della superficie. Certo che questa vostra superficie è davvero noiosa, sembra tutta uguale!” il bambino scoppiò a ridere e a Frank piacque la sua risata “tutta uguale? Ma che razza di guida ti sei trovato? Vieni a farti un giro con me!” Frank seguì Chicco, un po’ titubante perché cominciava a pensare di essere stato preso in giro. Sensazione, questa che divenne certezza via, via che Chicco lo scorrazzava per i prati, i ruscelli, i centri commerciali e i cinema. Quando tornarono Frank diede a Chicco una delle sue monete. Il bambino la prese, la rigirò tra le mani e timidamente chiese “ehi Frank, questa moneta non fa per me, non so davvero che farmene, potrei avere un lombrico?” Frank era sconcertato “un lombrico??!?!? Vuoi soltanto un lombrico?!?!?!?” “sì un lombrico, ma non un lombrico qualunque, voglio un lombrico grande almeno così” . Frank il “così” indicato dalle dita di Chicco non lo vide ma immaginò che razza di lombrico volesse e glielo portò. Il bambino ne fu felice e gli disse che sarebbero stati amici per sempre. In quel momento arrivò il poco di buono e vedendo Frank con il Bambino capì che il suo salvadanaio aveva chiuso i battenti. “bella riconoscenza per chi ti ha iniziato al mondo della superficie!” cominciò e disse un sacco di altre frasi simili, cosicché Frank, che pure era arrabbiato con lui per essere stato ingannato, si sentì molto in colpa. Frank d’altronde era buono e non avrebbe mai voluto farsi dei nemici. Cosicché, nel tentativo di dare un’ultima chance al poco di buono gli propose di cambiare il resto delle monete della scatola per una vera gita in superficie. Il poco di buono accettò ben volentieri ma quando Frank tornò con le monete e gliele consegnò sorridendo, il poco di buono prese una di quelle famose pale e gliela diede sulla testa. È ovvio che Frank, preso di sorpresa, svenne e che il poco di buono scappò con tutte le monete. I giorni che seguirono furono molto tristi per Frank, non voleva più uscire, diceva che non gli importava di quell’orrido mondo della superficie e che sarebbe rimasto a far gallerie, dove nessuno poteva fargli del male. C’è anche da dire, però, che Chicco tornava sempre appena possibile sotto l’albero dove lui e Frank si erano incontrati la prima volta e lo chiamava a gran voce, descrivendogli tutto quello che in superficie cambiava di stagione in stagione. Fu così che Frank, piano ,piano si riaffacciò. Questa storia non ha proprio una fine, ma Frank e Chicco stanno ancora a giro esplorando e conoscendo insieme: la talpa e la sua giovane guida. E se li incontrate, per favore, salutateli e fate una carezza alla talpa, cosicché non pensi più che quasi tutti gli animali di superficie sono cattivi e rapaci. Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia

i vestiti nuovi dell'imperatore (invettiva contro certi artisti contemporanei)


Esco dal museo d'arte contemporanea un po' perplessa. le forme pulite della struttura, l'abbondanza di vetro e di bianco brillante creano un'altezzosità che si sposa bene con i volti delle persone che mi circondano. Pressante presenza di sciarpe e foulard, di trasparenze sussiegose, di giacche dai tagli non classici, di scarpe lustre. Esco perplessa e noto come la perplessità sia la sensazione dominante in certe circostanze. ed è perplessità che nasce dal non aver capito una cippa di ciò che ho visto. ok, c'è la possibilità che sia troppo stupida o troppo grossolana per arrivare a certe raffinatezze stilistiche, ma mi sorge un dubbio: che tutto questo calderone di linee, cerchi, colori, parole inusitate (e senza significato per lo meno a giudicare da quanto riporta lo Zingarelli), di interazioni, di contaminazioni elettroniche e multimediali, di materiali improbabili e di scarsa attrattiva estetica (ammettendo pure il carattere molto soggettivo dell'"esteticamente piacevole")non sia che il frutto dell'esasperazione della ricerca tecnica poichè in fondo quello che si aveva da dire era pochino, pochino. Non fraintendetemi: non sto parlando sommariamente di tutte le opere di tutti gli artisti, mi sto rifacendo contro chi crea qualcosa di incomprensibile e campa sull'ardita e fantasiosa interparetazione di qualche critico per arrivare ad esporre in un bar, in una galleria o - caso estremo - in un museo. la mia impressione, e invito al dialogo, è che ci sia una vena di chiamiamoli artisti, molto più ansiosi di stupire con tecniche di realizzazione artistica innovative e di finire in un museo che di comunicare qualcosa a qualcuno. certo, anche loro tutti i torti non ce li hanno...comunicare? l'arte per comunicare? l'arte serve a fare i fighi nei foieux mica per comunicare! a comunicare ci pensa la televisione! oddio mi fa male lo stomaco... comunque sia, si innescano meccanismi perversi per cui chi vede ( se li osservi bene te ne accorgi, gli sguardi imbarazzati ne rivelano il segreto) non capisce assolutamente niente di cosa sia o cosa voglia dire/comunicare l'opera che sta osservando ma, per paura di essere considerato stolto, si unisce ovinamente al coro degli "ohhhhhhhhhh...ehm davvero interessante!" spero che arrivi presto un bimbo autorevole che punti il dito su questo ridicolo imperatore che tutto fiero se ne va con le reali grazie di fuori. "è nudo, l'imperatore è nudo!" 18/10/04

Astrolabius dei Daoine Sidhe


Nell'aria vischiosa della sera arrivò. Arrivò senza far rumore e neppure ebbe bisogno di chiamare ad alta voce. Quando lo vidi era semplicemente fermo sulla soglia, come uno scorcio di silenzio nello schiamazzìo confuso delle voci intorno. Sorrise chiamando a rispondere il mio sorriso. e le mie labbra obbedirono come se il tempo non fosse che un'equazione sbagliata nel calcolo del mondo. Lo pervadeva una strana posatezza, una calma irreale quasi fosse sull'orlo del collasso, contenendo a stento i sobbalzi della sua essenza. Il senso recondito di versi cantilenanti che si odono ripetuti scimmiescamente è quanto di più simile possa esserci allo sguardo intenso che si celava tar le parole di rito. Gli diedi il mio benvenuto. La sua poesia affondò lieve ma inesorabile nella mia gioia più intima. Là si riposò, recuperò la forza spiegata nella continua furente battaglia e poi, apparentemente disinteressandone, iniziò a sondarla, a sentirne la consistenza e l'odore. Non seppi mai cosa ne dedusse. Attutito, il caos lasciò che i suoi passi felpati risuonassero nella mia coscienza. Lo sferragliare della lucente armatura deposta in un canto con cura e gesti sapienti, creò un piccolo legame di armonie sonore. Lui cavalcò quel legame e le onde d'oro che gli ornavano le spalle mi nascosero il volto. Respirai la Terra nel suo vivido pulsare, leggermente umida di rugiada, ultimo ricordo di ataviche acque. Così ogni tensione della mia schiena, del viso, del collo si sciolse e per un secondo il mio oceano e la sua rugiada si volsero al Principio, divennero unico elemento leggero vapore inafferrabile etereo e si dispersero nell'atmosfera per poi tornare respiro intrecciato confuso prezioso. Le sue Stelle brillarono dietro le nubi. Le sue Stelle, guida e destriero e arco dalle frecce affilate, tutte le sue Stelle si presentarono in devota sfilata una ad una dissolvendolo infine nel più nobile dei saluti. Astrolabius dei Daoine Sidhe, elfo guerriero di stirpe immortale, aveva di nuovo permesso al caos di mercanteggiare parole sulla strada scura. Spirò un vento freddo tra le ombre della sera ancora calda e umida d'inizio autunno. 08/10/04