
martedì 20 maggio 2008
giovedì 1 maggio 2008
appello
coppie di sinistra e donne fate figli*, cresceteli con gli assegni familiari che ogni buon regime stanzia per fomentare il proletariato e il populismo e fatene il nuovo baluardo rivoluzionario.'gna riprendersi la cultura, la storia, la dignità e il concetto di uguaglianza dell'essere umano.
* se possibile con immigrati così sai che nervoso gli piglia a chi deve firmarvi gli assegni?
NOTA: trattasi di post provocatorio non teso a sminuire i valori di famiglia e di maternità o paternità.
Studiare Storia

Mio marito sta studiando storia italiana.
In Brasile la posizione italiana nelle due guerre, nei dettagli non si studia, ovviamente.
Si è stupito scoprendo che Mussolini era socialista.
Poi c'ha pensato un attimo.
E ha iniziato a trovare analogie tra il populismo fascista e quello leghista.
(tranne il cambio di saluto, ovviamente)

E son le stesse analogie che ci trova mio nonno, 86 anni portati brillantemente, che il fascismo l'ha visto dal vivo.
Questo mi porta a tirare alcune conclusioni:
- pur essendo da sempre di sinistra, politicamente posso dire di avere una visione equilibrata visto che la memoria storica la comprova.
- è stata un'operazione davvero difficile, da parte della sinistra italiana, con le fondamenta storiche che abbiamo, riuscire a perdere le elezioni contro questi nostalgici del fascismo più o meno dichiarati.

- il fascimo, in Italia, è bandito dalla costituzione. Cos'altro c'è da discutere?
- quella di abolire i libri di storia, di cambiarli o di riscriverli è un'ottima soluzione da parte della destra. Migliore ancora, e più sottile, è stata quella di riuscire a farli smettere di studiare.
- io, mio marito, mio nonno NON ci meritiamo un governo che mira all'autarchia, al ripristino della moneta locale e alla revisione del trattato di Schengen. L'Europa ci vede così...


p.s. A parte io che ho sposato un extra comunitario summo cum gaudio e la cittadinanza spero proprio che gliela diano, così come spero diano a me quella Brasiliana che probabilmente a breve dovrò dichiararmi esule per motivi politici; qualcuno può dire a Forza Nuova che le loro donne gli immigrati li aspettano a gloria?
"when you try black, you never go back"
mercoledì 16 aprile 2008
"How is that possible?"

Avevo sperato, davvero, che non vincesse.
Non tanto perchè le alternative fossero esattamente il mio ideale politico. Ma perchè per lo meno erano più dignitose, forse non più oneste ma almeno meno evidentemente disoneste.
E perchè pensavo alla mia migliore amica, attualmente dimorante nella City, che avrebbe potuto risparmiarsi i commenti di incredulità, compassione, stupore e sarcasmo dei suoi colleghi provenienti da tutto il mondo.
Ed invece, purtroppo, per lei (come per tanti altri) la domanda del giorno dopo è stata "How is that possible?".
Com'è possibile che uno che ha iniziato la carriera politica nell'unico, evidente intento di sottrarsi al procedere della giustizia, che ha fatto e fa del conflitto di interessi il suo ossigeno, che è ignorante, che ha portato l'Italia a legislazioni ridicole almeno quanto gravi, al collasso economico e sociale e alla ridicolizzazione europea e mondiale, sia stato di nuovo eletto?
Com'è possibile?
La stessa domanda che mi sono fatta quando gli USA rielessero Bush, e la stessa risposta: perchè la gente adora essere ingannata, adora essere disprezzata, usata come un giocattolo.
Infine, la latente omosessualità dei bacchettoni italiani che si son scagliati contro i DICO unita alla latente perveristà delle brave mogli italiane in cerca di nuove emozioni ha portato all'acclamazione popolare di colui il quale di certo non macherà di metterlo al culo di tutti.
E così è andata.
L'Italia a testa bassa davanti al sarcasmo straniero si presta ad essere sacrificata. A sposarsi con un miliardario nell'illusione di vincere la precarietà in cui si trova, senza capire che quel miliardario ne farà una sguattera, una serva, una prostituta. Perchè in un matrimonio di interesse vince il più forte. E vince chi non ha amore.
E la povera Italia precaria sfruttata dall'abbiente nuovo marito si rifugerà tra le braccia del cugino sfigato, Bossi il populista, che offrirà spalla e braccio alla consolazione della condizione triste con l'unico risultato di abboccarglielo anche lui.
Accanto, un sorridente Veltroni che alla fine gliene importa un po' a lui se non governa. Di certo ha vinto la sua battaglia: ha convinto la gente ad accomodarsi in un centro stretto per tutti, in un pentolone dove l'ideologia è confusa con la convenienza e dove i programmi sono fanfaronate di chiara ispirazione berlusconiana (non lo si è ancora capito che a dire le cazzate è più bravo lui?!?!?!?)
E in tutto questo la sinistra dov'è?
Dov'è la sinistra di stampo spagnolo o brasiliano, quella che si ripromette di governare e non di "ottenere un 4,5% che permetta una consapevole opposizione" (per poi ritrovarsi una manciata di voti che non le permetterà nemmeno di aprire bocca). Dov'è la sinistra che non rinnega i suoi colori per un mix anonimo di ispirazione quasi ciellina? Dov'è la sinistra che sa parlare alla gente, che sa dividere i linguaggi e così portare la gente a crescere senza sentirsi distante?
Dov’è la sinistra che si pone obiettivi realistici, che lotta per il bene del Paese con le sue radici, le sue tradizioni, i suoi simboli e i suoi colori.
Finita in un poco probabile arcobaleno, forse speranzosa di trovare la pentola dell’oro nel qualunquismo e nel moderatismo degli italiani.
Questa sinistra non mi rappresenta, così come nessun’altra espressione di questa politica.
Penso che, per un 3% scarso potevamo permetterci almeno il lusso della coerenza.
E alla fine di tutto questo mi guardo intorno tremando al pensiero del destino dello stato sociale nel mio Paese, delle differenze che andranno sempre più evidenziandosi tra poveri e ricchi, tra chi non ha bisogno di lavorare e chi non ne ha modo, dell’inevitabile catastrofe culturale e morale, della sempre più lontana speranza di unire finalmente in un Paese quest’insieme carnevalesco e mutevole di Regioni, dell’inesorabile progressiva scomparsa della legalità.
Mi guardo intorno tremando al pensiero dell’Italia dei pochi e ricchi furbi che ha ancora una volta ingannato l’Italia dei molti semplici, dei precari accecati dalla speranza di sicurezze, dei poveri – checchè se ne dica ce ne sono eccome – che hanno come unica risorsa la rabbia e l’odio per gli altri poveri.
Tremo anche, last but not last, al pensiero della mia amica tra i commenti dei suoi sensatissimi colleghi…
Non tanto perchè le alternative fossero esattamente il mio ideale politico. Ma perchè per lo meno erano più dignitose, forse non più oneste ma almeno meno evidentemente disoneste.
E perchè pensavo alla mia migliore amica, attualmente dimorante nella City, che avrebbe potuto risparmiarsi i commenti di incredulità, compassione, stupore e sarcasmo dei suoi colleghi provenienti da tutto il mondo.
Ed invece, purtroppo, per lei (come per tanti altri) la domanda del giorno dopo è stata "How is that possible?".
Com'è possibile che uno che ha iniziato la carriera politica nell'unico, evidente intento di sottrarsi al procedere della giustizia, che ha fatto e fa del conflitto di interessi il suo ossigeno, che è ignorante, che ha portato l'Italia a legislazioni ridicole almeno quanto gravi, al collasso economico e sociale e alla ridicolizzazione europea e mondiale, sia stato di nuovo eletto?
Com'è possibile?
La stessa domanda che mi sono fatta quando gli USA rielessero Bush, e la stessa risposta: perchè la gente adora essere ingannata, adora essere disprezzata, usata come un giocattolo.
Infine, la latente omosessualità dei bacchettoni italiani che si son scagliati contro i DICO unita alla latente perveristà delle brave mogli italiane in cerca di nuove emozioni ha portato all'acclamazione popolare di colui il quale di certo non macherà di metterlo al culo di tutti.
E così è andata.
L'Italia a testa bassa davanti al sarcasmo straniero si presta ad essere sacrificata. A sposarsi con un miliardario nell'illusione di vincere la precarietà in cui si trova, senza capire che quel miliardario ne farà una sguattera, una serva, una prostituta. Perchè in un matrimonio di interesse vince il più forte. E vince chi non ha amore.
E la povera Italia precaria sfruttata dall'abbiente nuovo marito si rifugerà tra le braccia del cugino sfigato, Bossi il populista, che offrirà spalla e braccio alla consolazione della condizione triste con l'unico risultato di abboccarglielo anche lui.
Accanto, un sorridente Veltroni che alla fine gliene importa un po' a lui se non governa. Di certo ha vinto la sua battaglia: ha convinto la gente ad accomodarsi in un centro stretto per tutti, in un pentolone dove l'ideologia è confusa con la convenienza e dove i programmi sono fanfaronate di chiara ispirazione berlusconiana (non lo si è ancora capito che a dire le cazzate è più bravo lui?!?!?!?)
E in tutto questo la sinistra dov'è?
Dov'è la sinistra di stampo spagnolo o brasiliano, quella che si ripromette di governare e non di "ottenere un 4,5% che permetta una consapevole opposizione" (per poi ritrovarsi una manciata di voti che non le permetterà nemmeno di aprire bocca). Dov'è la sinistra che non rinnega i suoi colori per un mix anonimo di ispirazione quasi ciellina? Dov'è la sinistra che sa parlare alla gente, che sa dividere i linguaggi e così portare la gente a crescere senza sentirsi distante?
Dov’è la sinistra che si pone obiettivi realistici, che lotta per il bene del Paese con le sue radici, le sue tradizioni, i suoi simboli e i suoi colori.
Finita in un poco probabile arcobaleno, forse speranzosa di trovare la pentola dell’oro nel qualunquismo e nel moderatismo degli italiani.
Questa sinistra non mi rappresenta, così come nessun’altra espressione di questa politica.
Penso che, per un 3% scarso potevamo permetterci almeno il lusso della coerenza.
E alla fine di tutto questo mi guardo intorno tremando al pensiero del destino dello stato sociale nel mio Paese, delle differenze che andranno sempre più evidenziandosi tra poveri e ricchi, tra chi non ha bisogno di lavorare e chi non ne ha modo, dell’inevitabile catastrofe culturale e morale, della sempre più lontana speranza di unire finalmente in un Paese quest’insieme carnevalesco e mutevole di Regioni, dell’inesorabile progressiva scomparsa della legalità.
Mi guardo intorno tremando al pensiero dell’Italia dei pochi e ricchi furbi che ha ancora una volta ingannato l’Italia dei molti semplici, dei precari accecati dalla speranza di sicurezze, dei poveri – checchè se ne dica ce ne sono eccome – che hanno come unica risorsa la rabbia e l’odio per gli altri poveri.
Tremo anche, last but not last, al pensiero della mia amica tra i commenti dei suoi sensatissimi colleghi…
martedì 18 marzo 2008
Due scatoline rosse
C’era una volta una stanza vuota in una casa vuota in una città vuota in un Paese vuoto.C’era molto vuoto al tempo, tantissimo vuoto.
Un giorno nella stanza vuota apparvero due scatoline rosse.
Non c’era nessun bambino che potesse curiosarci né tantomeno nessuna scarpa da mettere via per l’inverno. C’erano solo due scatoline rosse.
Il tempo passava e le due scatoline rosse erano l’unico non vuoto in tutto quel vuoto.
E dentro? Erano vuote, ovviamente.
Il vuoto intorno e il vuoto dentro non era una bella situazione, non lo era per nulla.
Accadde così che un bel giorno le scatoline iniziarono a riempirsi.
E di cosa, mi direte voi? Se tutto intorno era vuoto?
Cominciarono con cose semplici e scontate e scelsero la luce. Tutti sanno che la luce si propaga dovunque, anche nel vuoto. Si riempirono di luce così tanto ma così tanto che ad un certo punto straboccarono e quando la luce se ne straripò fuori si accorsero di quel bel rosso, l’una dell’altra.
Era proprio necessario festeggiare. Una delle scatoline (che chiameremo scatolina n°1) chiamò quel bel rosso “rosso vivo”, l’altra (che chiameremo scatolina n°2) pensò che odorasse di primavera. E senza accorgersi si erano riempite di rosso, di vita, di profumo e di primavera.
Capirono che il gioco era assai più semplice di quanto si fossero immaginate: bastava far straboccare le cose di cui si riempivano e contemplarne l’effetto una sull’altra. E così continuarono.
La scatolina n°1 vide che la scatolina n°2 s’era presa la vita e se n’era riempita fino agli occhi tanto che s’era scordata del rosso e aveva iniziato a ballettare senza riuscire a star ferma. E così ballettava tra i fiori e i prati e si scordava anche la primavera di tanto che c’era immersa.
E così la scatolina n°1 che forse era meno stracolma di vita e perciò andava pianino, cominciò a raccogliere tutte le parole che la scatolina n°2 dimenticava per strada.
Un giorno la scatolina n°2 guardò la scatolina n°1 e la vide così stracolma di parole che si mise a ridere come una pazza.Ma le parole galleggiano, tutti lo sanno.
E la scatolina che sembrava stracolma lo era in verità solo in superficie. Sotto, legato ad ogni parola c’era un anellino d’oro. E ogni anellino era diverso, era l’anellino del significato tutto d’oro splendente e solo per quella parola.
Anche la scatolina n°2 aveva alcuni anellini che teneva ben d’occhio. Gli anellini pesanti delle parole amore, amicizia, verità e libertà prima di tutto. E poi anche quelli delle parole dolore, ostinazione, forza.
Gli altri anellini li aveva ogni tanto legati, ogni tanto no alle sue parole. A volte c’era molta confusione ma la scatolina n°2 era tanto indaffarata a creare sempre nuove cose che non gliene importava poi molto.
Così continuavano: la scatolina n°1 con le sue poche cose, le sue parole ordinate e tutti i suoi anellini, la scatolina n°2 con le sue mille scoperte ed invenzioni, le sue parole arruffate e i suoi anellini importanti.
Il tempo passava e presto le scatoline s’accorsero che la stanza aveva le pareti colorate., che la casa era abitata, che in città c’era un gran traffico e che nel Paese erano sbarcate centinaia di navi venute da lontano.
Non si sa chi fu, se il bimbo piccolo che appena aveva imparato a camminare o il vecchio nonno di famiglia a spostare la scatolina n°2 in un’altra stanza.
Fatto sta che la scatolina n°1 adesso sta accanto all’orchidea e si sente un po’ più sola.
lunedì 4 febbraio 2008
saudade 4 - a lagoa
Il silenzio in cui annegano i miliardi di parole e di ritornelli cantati cantilenando da secoli di lavandaie.
Il silenzio in cui spariscono, così come sono apparsi, i ladri tranquilli ed esperti.
Il silenzio in cui la Natura lascia aperte tutte le sue porte.
Qui è la sensibilità ad entrare in gioco, a lasciare morbide impronte sulla sabbia bianchissima.
I cavalli bevono e portano sulle schiene nude magrissimi ragazzini scalzi.
L'acqua sembra immobile in quel suo verde dorato che respira piano.
Le dune abbaglianti, l'intreccio complicato delle fronde scure, gli anfratti della laguna che ricordano grandiosità trascorse.
L'albero ha il bianco dei fiori di campo e s'erge imponente nella sua semplice serenità.
I cavalli si allontano sulle dune con o senza cavalieri. E nell'aria non si sente altro che lo sbattere d'ali degli uccelli e il rispettoso chiedere permesso dei saggi.
Sirene e amori e leggende indio di tanta poesia da rimanere incantati.
Oh acqua lieve dolce di sale marino, ricordo e attrazione!
Oh fonte battesimale in cui rinasco tra le tue braccia!
E tu mi chiami per nome. E il mio nome, finalmente, ha un senso.
Saudade 3 - a cidade maravilhosa
Tutto ciò che accade in questa città ha un non so che di languido, di malinconico e di catartico. Il quartiere ruba spazio alla collina e a se stesso eppure sopravvive e si agghinda di piccole frivolezze come una ragazza di campagna degli anni ’30 avrebbe fatto con un paio di orecchini di corallo. È frutta per la strada venduta a piccole quantità, è un intrigo di vicoli senza raziocinio e regola che da una parte escono al mare dall’altra si intrecciano in altri milioni di ragnateliche strade e sfociano in quartieri bene puliti lindi e pinti e a naso in su. Quartieri che parlano sottovoce e che odorano di disinfettante, quartieri dai grattacieli che si impongono all’orizzonte disturbando la luna, mentre le case disordinate e irregolari della gente le si strusciano ai raggi come gatti.Il Pelourinho attende quasi timoroso l’esplodere del venerdì sera. Si affaccia dalla pioggia e dall’oscurità. Solo le piazze, ben illuminate, si danno l’aria di signore per bene. Ma i vicoli intorno, intricati, bui e rumorosi che le circondano come un’orda di marmocchi, ne rivelano l’essenza popolare e faticosamente materna.
Il mare è impetuoso, di una bellezza travolgente.
Il vento satura l’aria di una nebbiolina di piccole, innumerevoli gocce d’acqua salmastra che profumano d’Oceano. Mi allungo sulla sabbia calda e respiro a fondo. Questo posto ti scava nell’anima per farsi spazio e rimanervi per sempre. Salvador in tutta la sua accattivante bellezza, in tutta la sua forza e la sua malizia ti strizza l’occhio e t’abbraccia e non puoi fare a meno di donarle il tuo amore. Ti trascina a passo di danza nelle sue spiagge e nelle sue str ade fino a che i tuoi piedi non siano in grado di muoversi da soli in un ritmo di samba, e allora ti sorride e ti fa solo cenno di seguirla, di non lasciarla.E nessuno la lascia, a quel punto. Davanti a questo mare ti sembra di riuscire a percepire e a riconoscere la voce di Yemanjà e la sua chioma di schiuma e riflessi d’argento.
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