lunedì 16 febbraio 2009

Giù la maschera




















Per lo meno adesso non ci sarà più il fastidioso sbandieramento d'essere di sinistra.
Per lo meno adesso è tutto un po' più chiaro.
E ci si sente anche un po' più giovani nella prospettiva di vedersi governati o dalla destra o dalla DC.

Peccato che rispetto a quando ero pischella adesso non ci sia nemmeno un'alternativa seria - ancorchè di minoranza - per salvaguardare il mio dovere civile.
Io a votare il Renzi non vo nemmeno sotto tortura.

lunedì 12 gennaio 2009

Una lancia a favore del Medioevo

Dalla discussione venuta fuori per caso e fuori tema a seguito di un commento di Giulia, sento sorgere il bisogno di parlare di Medioevo.
Lo so che a questa affermazione in una condizione normale di relazioni umane probabilmente sarebbe già intervenuto uno psicologo di quelli bravi, ma per fortuna rimaniamo nella non-realtà impalpabile del web dove sono ammesse svariate psicomanie per cui mi sento piuttosto protetta.
Premetto che adoro il Medioevo (anche se non mi piace chiamarlo così perché davvero non lo vedo come un’età d passaggio tra due importanti ma vabbè, proseguiamo…) e che quindi ne parlerò bene (così chi non lo sopporta può evitare di tediarsi con questo post).
Il Medioevo,gli anni oscuri.
Ora...tutti noi sappiamo che certi aggettivi non sono oggettivi ma relativi. Vorrei quindi focalizzarmi un momento sul concetto di luce dal quale proviene quello di tenebra, di oscurità riferito al medioevo.
Prendiamo per luce il Rinascimento (anche dal nome si capisce). È un’epoca fruttuosa senza dubbio dal punto di vista artistico e del pensiero. La Cultura si è rinforzata e ristabilita nelle mani di pochi che possano intenderla, produrla, apprezzarla. Gli artisti plastici sono filosofi, teorici, neoplatonici e chi più ne ha più ne metta.
Davanti al David, stupenda narrazione proporzionale della Forza che ha l’Uomo quando è guidato da Dio, il popolino sogghigna: “ha la testa e le mani davvero enormi…ma dai…e non se ne sono accorti!”
Nel Medioevo l’arte ha rischiato davvero di essere arte di tutti, o almeno di tanti.
Quando qualcuno ordinava un’opera grandiosa la sottoponeva poi alla piazza, all’emozione popolare.
Nel Medioevo, la grazia è comprensibile agli occhi della gente perché è semplicemente bellezza, ricchezza ed emozione cercati nel dettaglio, e a loro volta alla ricerca di equilibrio per non strafare, per non gonfiare il petto.
Nel Medioevo gli artisti passano dall’impalpabile, antropomorfica figura della divinità ad un amore fortissimo verso i loro simili, sublimati in un modello semplice e aulico tanto da essere vicini a Dio.
Gli artisti si innamorano e cercano le emozioni, le espressioni dei visi, i tratti somatici diversi, le reazioni e l’istinto.
Ambrogio Lorenzetti dipinge una Vergine terrorizzata dall’arrivo dell’Angelo (e chi non lo sarebbe?!), Dante scrive in volgare e caccia Bonifacio VIII (ancora vivo!) all’Inferno (e poi mi si viene a parlare di Striscia La Notizia!), Giovanni Pisano scolpisce la curiosità infantile di Gesù che acchiappa la corona della madre e la di lei tenerezza nel guardare il gesto ardito.
Artisti meravigliosi passati alla storia come oasi nel deserto tra i tanti, invece, rimasti ignoti ma pieni di meraviglie anch’essi da regalare. La scarsità di firme e biografie e i parametri di giudizio della critica neoplatonica prima e neoclassica poi li hanno destinati al limbo dell’ignoto e del sottovalutato: all’oscurità, per l'appunto.
Un periodo in cui l’Arte ha rischiato di essere nella sua essenza arte popolare, amata e compresa dal popolo.
Un periodo in cui la Chiesa, egemonica nello Spazio e nel Tempo, stava per lasciarsi mangiare nello Spirito dal nuovo paganesimo di angeli, demoni e santi, curatori e mammane.
E l’oscurantismo se c’è stato, s’è annidiato lì: nel potere temporale sproporzionato e vergognoso della Chiesa, nella sua egemonia economica che cancella sinopie, che scomunica il più grande diplomatico che l’Occidente ricordi (Federico II Hoenstaufen, Stupor Mundi, se ne va in Medio-Oriente e invece della crociata diviene amico del sultano, fanno a mezzo del Santo Sepolcro e dintorni, se la gode nell’Harem del suddetto Sultano e il figlio che gli viene da quella fanciulla musulmana, il grande imperatore cattolico apostolico romano se lo porta, lo riconosce, gli dà il suo stesso nome e lo fa principe), e che, poi, svegliatasi all’improvviso, si accorgerà che lo Spirito le è sfuggito di mano. E per riprenderlo innalzerà roghi sacrificali ai suoi dei e demoni.
Insomma una lancia in favore del Medioevo, che non si parli di buio ma di luce troppo breve.

sabato 27 dicembre 2008

La mancanza di opzioni

So che alla fine ha ragione la mia amica: è il male minore in quest'Italia che va ogni giorno più a sfacelo.
Ma, nonostante questa evidenza, è ciò che più mi sconcerta: la mancanza di opzioni politiche serie.
Sono di sinistra dal giorno in cui un compagno di scuola più grande di me me lo rivelò analizzando la mia visione del mondo.
Sembra uno scherzo, in effetti, ma per una ragazzotta di 14 anni, appena affacciatasi al mondo con la scusa della scuola, senza alcuna coscienza politica nè formazione politica familiare, sapere in che parte del Parlamento ci si riconosca, non è così scontato.

Ma insomma, quel giorno Duccio Basosi mi rivelò lo schieramento teoricamente più prossimo alle mie idee sul mondo. E così seppi di essere di sinistra ed iniziò il mio percorso per costruirmi una coscienza civica e un minimo di consapevolezza politica.
Sono passati 18 anni e molte cose sono cambiate. C'è stato il momento dell'utopia, il momento dell'impegno, il momento della delusione, il momemento della paura, il momento della rabbia, il momento del tormento, il momento "contro".

Adesso, soltanto, è rimasta la mancanza di opzioni.
Non resta che guardarsi intorno e rendersi conto che per una persona di sinistra, cosciente del mondo in cui viviamo, delle nuove esigenze, delle possibili prospettive, manca anche soltanto un abbozzo di opzione partitica per la quale valga la pena esercitare i propri diritti/doveri civili.
Ho amici che si sono tappati il naso e stanno a galleggiare nel PD tentando di ignorare che sia la rinnovata forma d'essere della vecchia conosciuta DC.
Ho amici che si impegnano a ricostruire l'ideologia, o almeno a non toglierle il respiratore che la mantiene in vita.
Ho amici che si alienano tentando di costruire un mondo in miniatura in cui non sentirsi esiliati.
Ho, in ogni caso, un sacco di amici intelligenti e pieni di talento. Con ideali radicati e profondi.
E per tutti questi amici, per me stessa e per - credo - altre decine di persone di sinistra davvero, manca un partito.
Un partito non necessariamente teso al governo del Paese (che quello sarebbe il massimo della civiltà),ma anche solo un partito di minoranza, un partito di opposizione, un partito che portasse la nostra voce e la nostra immagine in Parlamento, un partito che - nel suo piccolo - desiderasse rappresentare i valori che abbiamo.
Un partito da votare, insomma.
Credo che, con l'avvento del PD, si siano definitivamente eliminate le opzioni di sinistra nel Paese.
E credo che questo non rispecchi affatto il concetto di democrazia.
Non ce l'ho con Berlusconi nè con Veltroni.
Ce l'ho con tutta quella parte della sinistra rimasta come me senza casa, che si ostina a boccheggiare tra associazioni, movimenti, comitati, coalizioni dai nomi e dai simboli imbarazzanti e altre mille invenzioni e non ha i coglioni, l'unità, la coscienza civica di creare un progetto partitico serio e consisente.
Ce l'ho con l'immobilismo italiano. Con il lasciar correre, con l'orticello privato.
Ce l'ho con me stessa per non essere in grado di riprendere in mano la vecchia attività politica, adattarla ad una qualsiasi di queste manifestazioni della sinistra sopravvissuta e cercare così di far del mio meglio nella direzione che credo giusta.
Ce l'ho con me stessa perchè dopo anni che ho rotto i maroni a cani e porci su quanto sia importante esercitare il diritto di voto visto che gente c'è morta per ottenerlo, io alle prossime elezioni non so davvero chi votare.
Ce l'ho con me stessa perchè per la prima volta in vita mia non so essere italiana, non so intravedere una qualsiasi mia scelta di vita per migliorare il mio Paese e la sua situazione socio-politica.
Ce l'ho con me stessa perchè per la prima volta in vita mia, penso alla fuga come migliore opzione.

venerdì 5 dicembre 2008

ritorno


Parigi.
L'aeroporto è grande, complicato, altezzoso. I prezzi fanno la loro passerella nelle vetrine dei cafè e delle boutiques. Irraggiungibili.
E ciononostante sento un'allegria crescente.
Sarà perchè la prima tappa è fatta, sarà perchè l'aria di viaggio copre anche il sapore arido dell'aria condizionata.
Sarà perchè intorno la gente è cambiata, la lingua si è fatta più dolce e familiare, il colore della pelle più scuro, i modi di camminare più morbidi e audaci.
Una fetta intera di Brasile sta tornando a casa. Ed io con loro.

Prima si accendono le luci del corridoio.
Apro gli occhi appiccicati del sonno arrangiato da volo transoceanico. L'immagine che ho in mente da tre anni, a breve apparirà nell'ovale del finestrino.
Ho accettato un viaggio scomodo, dipendendo dal mio vicino di posto e dalla profondità del suo sonno per alzarmi, per poter essere qui, adesso, a salutare la città alla sua prima apparizione.
Inizia il lieve trambusto delle hostess e dei loro carrellini. L'aereo si anima di movimenti impazienti, di smorfie e occhi e piedi gonfi.
Un brasiliano tedeschizzato inizia a lamentarsi della sua città natale cosicchè tutti sappiano che livello di vita "oltre" ci sia altrove.
Gli do un'occhiata feroce e torno a immergermi nel buio.
L'aereo scende, esce da un banco di nubi ed eccola lì.
Tutta dorata di luci, con le sue grandi misteriose zone d'ombra, il negro profondo delle sue radici e dei suoi misteri.
Salvador che abbraccia il mare con la sua grande baia e parla la lingua delle onde e del vento e del ritmo quieto della luce del Farol.
Salvador d'Oxum

Sono atterrata e m'avete abbracciata. La Città e tu che m'aspettavate.
Il caldo umido della pioggia e la dolcezza assopita delle quattro del mattino hanno accarezzato la stoffa leggera dei miei pantaloni.

martedì 2 dicembre 2008

Libri...

Ultimamente ho letto un misto di libri effettivamente inusuale in quanto accozzaglia. Le impressioni sono delle più svariate.

- Il Vangelo secondo Gesù Cristo (J.Saramago)
era tanto tempo che non leggevo un libro davvero bello. Un libro che affonda la sua essenza nella semplicità e nella bellezza dell'essere umano. Nella sua fragilità, nella sua forza risibile e commovente, nel suo eroismo nato dall'amore e non dal coraggio.
Un libro che parla dell'Uomo, del suo bisogno di Dio che a tratti pare addiritura - per capriccio di quest'ultimo - reciproco.
Un libro scritto con un linguaggio essenziale, che lascia trasudare uno sguardo amorevolmente malinconico verso l'essere umano e le sue passioni.
Un libro che ti fa pensare che il bisogno di scrivere a volte conicida con il bisogno di vivere.


- Sergente Getulio (J.U.Ribeiro)
per scrivere un bel monologo bisogna essere bravi.
E questo è un monologo quasi bello.
Direi sostanzialmente che questo libro è la riprova indubbia che leggere i grandi della letteratura (nel caso specifico non vedo come possa non trattarsi del meraviglioso Guimaraes Rosa) non fa diventare grandi scrittori ma fa per lo meno scrivere bene.

- Lo Zen e l'arte di scopare (J.Fo)
un libro buffo, a tratti noioso a tratti divertente, a tratti quasi geniale.
Pieno di comprensibile rancore per un sacco di categorie di comunicazione e stampa e altrettanto colmo di un'amore sottile per l'essere umano espresso nella forma più semplice ed istintiva ovvero l'interesse per il corpo come approdo dell'anima.
Un librettino che, in quanto librettino, si lascia leggere con gusto e sbrigatività, che non pesa nè in borsa nè nel cervello ma che al contempo affronta almeno in superficie alcune delle coseguenze socio-relazionali del "progresso".
Cinque euro assolutamente ben spesi.

- D'amore e ombra (I.Allende)
Non ce la faccio eticamente a distruggere un libro che parla di un regime realmente esistito e delle sue azioni. Non ce la faccio. Un minimo di rispetto nasce spontaneo e mitiga il retrogusto amaro di cattiva letteratura che lascia questo libro.
Allende è una donna che incarna in tutti i suoi luoghi comuni l'idea di donna che scrive (i diari nell'adolescenza, n.d.r.): adora i suoi personaggi e si mette in testa di far sì che tutti imparino ad adorarli tramite (e niente è più sbagliato) interminabili digressioni descrittive, spesso ripetitive nei propri contenuti e stilemi, drammaticamente devastanti a livello narrativo visto che in un sol colpo riescono a interrompere il ritmo della narrazione, distrarre il lettore dal contesto, infastidirlo con un sacco di qualità scontate e ripetute fino alla noia, suscitarne un'avversione e un'antipatia verso qualsiasi forma di vita che si muova tra le pagine (e non mi riferisco ad eventuali insetti ronzanti durante la lettura) e infine prolungare come un'agonia una trama che poteva concludersi per sua maggior forza e summo cum gaudio di tutti in metà libro esatto.
Sommariamente un libro bruttino senza sale nè pepe, reso rispettabile appunto soltanto dai drammatici eventi storici che lo attraversano come fantasmi.
Non ho capito perchè l'Allende sia così rinomata...

- Il barone rampante (I.Calvino)
chi non ha mai provato il piacere immenso di leggere da grande un libro letto da bambino che provveda subito. E se possibile con uno dei capolavori di questo meraviglioso genio della nostra letteratura.
Ho molto poco da dire, perchè su certe cose mi dilungherei inutilmente. Dico solo che è difficile prendere una situazione storica e attraversarla in tutta la sua complessità (nelle sue problematiche, nelle sue sfaccettature politico sociali, etc.) mentre si scrive una favola per ragazzi. è difficile e bisogna essere bravi a non farsene accorgere. Ad educare secondo svariati piani di lettura, a raccontare più storie in una soltanto, intrecciate tra loro come i rami di un albero.
Bisogna essere bravi e Italo Calvino è bravissimo.
Un apprezzamento a parte mi sento in dover di fare alle vecchie edizioni einaudi quelle bianche e rosse per la scuola che partono dal presupposto che: non necessariamente chi legge conosce tutte le parole, non necessariamente chi legge conosce a menadito la Storia del passato. E questa impostazione informativa e formativa è una chicca ormai quasi dimenticata...anzi, dimenticata per prima e etichettata come cosa inutile/dannosa ancora prima della letteratura stessa.

- Il piccolo Principe (A. de Saint Exupery)
"L'avrai certo letto il Piccolo Principe", solevo sentirmi dire...
No, non l'avevo letto il piccolo principe ed ho rimediato. Forse avrei dovuto pensarci prima, quando ero ancora bambina e forse allora avrei potuto davvero apprezzare quel che tutti decantano come il libro fondamentale nel percorso letterario di qualsiasi fanciullo.
L'idea è molto carina, gli spunti interessanti ma io credo che se uno scrive un libro per bambini, non possa trasformarlo in un libro per adulti nostalgici della condizione infantile e viceversa.
Chi vuol scrivere un libro per bambini che abbia un senso sociale, politico, storico, psicologico etc prende e fa come Elsa Morante, Gianni Rodari e compagnia cantante.
L'idea di un suicidio come soluzione per lasciare una condizione di sofferenza, di mancanza, è un'idea da adulti. Non è l'idea di morte, è l'idea di suicidio, dell'interruzione volontaria della propria vita attraverso oltretutto un "complice" alla cui natura ci si affida come richiamo irresistibile. Idea di suicidio ripresa in extremis con stratagemmi poco funzionali, e che perciò non smette di essere un'idea lontanissima dalla mente di un bambino e direi fortunatamente.
Sarà anche il re dei libri per bambini ma a mio figlio un giorno darò "Le avventure di Cipollino" preferendo assai che si costituisca e si formi un'idea politica e sociale piuttosto che l'idea malsana che quando si sbagliano delle scelte l'unico verso di tornare indietro è rinunciare alla propria esistenza.
Sarà pure che sono semplicistica, ignorante e malata di positività verso l'essere umano e il mondo, ma un libro per bambini che parla di suicidio io lo deploro.
E pensare che era iniziato così bene...

- La ragazza di Bube (E.Cassola)
Chi è toscano ne gode il doppio. Chi è toscano e discendente dei partigiani anche un po' di più. Quasi la differenza che intercorre tra una traduzione e un testo in lingua originale. Si riconoscono i posti, le fisionomie, i modi di fare e di parlare.
La lingua asciutta e scarna di Cassola non è mai lontana dal mondo, dalla natura dei suoi personaggi, dal loro quotidiano. La Lotta trasportata dai campi insanguinati, dai meccanismi della politica fino al quotidiano della gente, assume un sapore di coraggio e ostinazione, di amore grande grandissimo per la propria gente, per chi si riconosce come simile. Sapore di pietà e di speranza, di voglia di cambiamento come costruzione di una nuova tranquillità, di una nuova normalità all'ombra del senso innato di giustizia e di dovere.
Un libro di Resistenza, una resistenza che va oltre i fucili dei partigiani per coronare come eroina la faticosa quotidianeità della gente qualunque che smette di essere qualunque per assurgere il compito di vessillo della battaglia interminabile ma potente della gente.
Un libro che commuove e fa sorridere delle sue esclamazioni così poeticamente popolari, dei suoi personaggi appena tratteggiati eppure così reali, delle sue campagne e dei suoi incontri.
Un bel libro, infine.

sulla pay-tv


ridate pure ai datori di lavoro la possibilità di assumere gente con la clausola delle dimissioni in bianco

fate leggi ad hoc per sfuggire a processi e condanne

assolvete dei bastardi torturatori assassini vestiti da forze dell'ordine

riducete i fondi alla scuola e alla ricerca

bloccate le frontiere cosicchè non possano entrare giovani lavoratori e lavoratrici ad alleggerire l'età media del Paese

riempite il parlamento di lecchini e zoccole incompetenti

isolate il mezzogiorno di modo che la mafia finalmente non abbia più nemmeno quei pochi grattacapi

pensate alle classi differenziate per razza, intelligenza e...perchè no? fede religiosa

rendetevi ridicoli dinanzi a qualunque rappresentante di Stato del mondo

prendete impronte digitali ai bambini rom

prendetevi infine gioco dello stato di precarietà economica del Paese e dei suoi Cittadini

fate pure

ma, non scherziamo...aumentare l'IVA sulla Pay Tv no!

Benvenuti in Italia.

"Il Papa contrario alla depenalizzazione dell'omosessualità"


Ancor prima di discutere di quanto grave sia questa presa di posizione, mi premerebbe sottolineare che - trattandosi di depenalizzazione secolare e non spirituale ed essendo l'epoca di Bonifacio VIII ormai passata da quel dì - semplicemente, l'omino vestito di bianco non ha alcun diritto di intervenire in merito alle decisioni di liberi Stati.

Con alcun giudizio di alcuna entità.